Il paese di Marmore

L’attuale paese di Marmore, che dà il nome all’omonima Cascata, nasce nella seconda metà del XIX secolo attorno alla Chiesa di Santa Gertrude e alla nuova stazione ferroviaria, attivata nel 1883 e tutt’ora in servizio sulla tratta Terni-Rieti-L’Aquila-Sulmona.

 

Il paese, attraversato da importanti infrastrutture come la ex SS79 (che collega storicamente la città di Terni con Rieti) e dal fiume Velino, si trova oggi alla fine della Piana di Rieti, in corrispondenza delle Marmore, uno stretto varco tra le montagne che separano la Piana di Rieti dalla Valnerina.

 

Ma Marmore non è solo il paese da cui prende il nome la Cascata più alta d’Europa, ma un luogo ricco di storia e di musei anche a cielo aperto.

 

Sono infatti molti i luoghi entrati nel cuore dei turisti e dei ternani: il Parco Campacci, i sentieri, le dighe, i canali, i punti d’osservazione dei grandi artisti del passato in visita alla Cascata nei secoli scorsi e molto altro.  In queste pagine vogliamo portarvi con noi alla scoperta del nostro paese e farvi conoscere anche alcune personalità legate a Marmore.

Le festività tradizionali

Sant’Antonio Abate – 17 gennaio

La comunità marmorese è molto legata alla festa di Sant’Antonio Abate. Si tratta di una eredità del mondo rurale che utilizzava l’allevamento delle bestie come sostentamento. Ancora oggi a Marmore la benedizione degli animali e delle ciambelle in occasione di Sant’Antonio viene eseguita dal parroco ed è molto sentita e partecipata dai cittadini.

 

Rievocazione Storica della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo (Venerdì Santo)

In occasione del Venerdì Santo a Marmore si svolge ogni anno la Rievocazione Storica della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. La rievocazione prevede una processione che si snoda in alcune piazzette e luoghi caratteristici del paese fino a raggiungere il Parco dei Campacci, dove vengono rappresentate le ultime stazioni: il processo, la crocifissione, la morte e la resurrezione.

Tutta la rappresentazione è illuminata e accompagnata da suggestive musiche, con più di cento figuranti in costume storico. N

 

Festa delle Acque (Giugno-Luglio)

La Festa delle Acque si svolge a Piediluco per celebrare il solstizio d’estate. La festa ebbe origine nell’antichità per omaggiare le divinità acquatiche. Attualmente la manifestazione prevede diversi eventi, tra cui una sfilata notturna di barche che vede coinvolti molti barcaioli artigiani. L’edizione 2022 della Festa è stata realizzata dalla Pro Loco di Piediluco con la partecipazione delle Pro Loco di Marmore e Arrone e con la collaborazione del dominio collettivo di Piediluco.

I prodotti tipici del nostro territorio

  • L’ olio d’oliva: l’intera regione umbra è molto attiva nella la produzione dell’olio d’oliva. Nel 1997 l’Europa ha concesso la “Denominazione di Origine Protetta Umbria” all’intera regione. Ciò anche grazie alle caratteristiche della terra umbra che ha consentito una diffusione di diverse qualità di olivo (moraiolo, leccino, rajo, frantoio).
  • Il vino: anche la produzione di vino è molto diffusa nell’intera provincia ternana. La produzione di vino comprende varie qualità di bianco, rosso, rosato, novello e malvasia.
  • Il tartufo le montagne del nostro territorio ne producono vari tipi: nero, bianco, “scorzone” e “bianchetto”. Questi ultimi sono prevalentemente offerti in estate, ma sono molto utilizzati ed apprezzati nelle nostre ricette. 
  • La norcineria:  la lavorazione della carne di maiale e di cinghiale è molto presente nell’intera provincia ternana.
  • La pasta – le ciriole e gli gnocchetti: Le ciriole alla ternana sono una pasta lunga nata da un impasto di acqua e farina, che viene poi condita con sughi piccanti (aglio, olio, peperoncino, pomodoro) ma possono essere anche arricchite con asparagi, funghi o tartufo. Gli gnocchetti sono invece diffusissimi nella variante “alla collescipolana”, dal nome della frazione di Collescipoli. Gli gnocchetti vengono prodotti con una amalgama di pane secco, acqua e farina. Successivamente vengono conditi con sughi piccanti e abbondante salsiccia e fagioli.
  • Il pane senza sale: secondo una antica leggenda i fornai ternani decisero di preparare il pane senza sale per protestare contro una tassa su questo ingrediente imposta dallo Stato Pontificio. Attualmente il pane nell’intera provincia ternana è preparato solo con acqua e farina e viene lasciato a lievitare naturalmente. Successivamente viene cotto rigorosamente al forno a legna, risultando quindi croccante e privo di sale.
  • Il pampepato: in occasione del Natale è immancabile il pampepato, dolce creato ormai 500 anni fa amalgamando 16 ingredienti con l’aggiunta finale di un tocco di pepe (da questo deriva il nome). Da alcuni anni i marmoresi si “sfidano” in una competizione per il miglior pampepato organizzata dalla Pro Loco Marmore.
  • Castagne: anche le castagne fanno parte del ricettario della nostra tradizione. La raccolta avviene solitamente a partire da ottobre e vengono utilizzate anche per preparare dolci, farine, zuppe e in piatti a base di carne e pasta.

Le personalità legate a Marmore

Al paese di Marmore sono legate diverse persone, note in diversi settori professionali. Si ricordano in particolare:


Libero Liberati (1926-1962)
Monumento a Libero Liberati presso il Parco Campacci-Liberati di Marmore

Libero Liberati nacque a Terni nel 1926. Autista delle acciaierie ternane, iniziò a competere nel motociclismo in gare nazionali subito dopo il termine della seconda guerra mondiale. Fu campione del mondo assoluto della classe 50 cc nel 1957 con 32 punti, partecipando e vincendo 4 gare (Hockenheim, Francorchamps, Belfast e Monza, laureandosi in quest’ultima gara campione del mondo su Gilera n.4).

Nel 1947 ottenne 4 vittorie nel campionato italiano, mettendosi in evidenza per caparbietà, coraggio e velocità in sella a una Moto Guzzi. Nel 1948 ottenne altre 4 vittorie, 1 nel 1949 e 2 vittorie rispettivamente negli anni 1951, 1952, 1953 e 1954.  Vinse inoltre il Campionato Italiano nel 1955 e nel 1956. Nel 1961 partecipò a 5 gare del campionato italiano seniores e internazionali, sfiorando il titolo italiano della 500.

Nel 1962, dopo un periodo di stop, la Gilera ritornò alle competizioni. Mentre si sottoponeva ad un allenamento sulla SS209 Valnerina, Liberati scivolò sull’asfalto bagnato all’altezza della curva di Cervara, urtando la parete rocciosa. Inutili, purtroppo, furono i tentativi di salvargli la vita.

Nel 2012 è stato intitolato alla sua memoria il Parco Campacci a Marmore, che ha assunto la denominazione di Parco Campacci-Libero Liberati. Nella foto il monumento a lui dedicato presente all’interno dello stesso Parco.

 

Mario Ridolfi (1904-1984)
Particolare di Casa Lina di Mario Ridolfi a Marmore

Mario Ridolfi nacque a Roma il 5 maggio 1904. Ultimo di cinque figli, dopo aver lavorato dal 1918 al 1923 come dattilografo e come disegnatore, si iscrisse alla scuola di architettura di Roma.

Tra i suoi colleghi di studi frequentò in particolare Mario Fagiolo e Adalberto Libera, assieme ai quali partecipò a diversi concorsi. Nel 1929 si laureò con un progetto per una colonia marina a Castelfusano. Nel 1933 iniziò a collaborare con Wolfgang Frankl.

Si ritirò a Marmore intorno al 1970. Nonostante una progressiva perdita della vista continuò a lavorare creando quello che viene definito come il “Ciclo delle Marmore”, da cui è stata realizzato il villino “Casa Lina” nel paese, che ha dato il nome anche alla via dove si trova ancora oggi l’abitazione. Nella foto un particolare dell’abitazione.

L’architetto Ridolfi è morto suicida nel 1984.

 

Carlo Montarsolo (1922-2005)

Carlo Montarsolo (1922-2005) è nato a Marmore e cresciuto a Portici (Napoli), dove dipinse dall’età di 16 anni ispirato dalla natura circostante, tra il vulcano Vesuvio ed il mare Mediterraneo.

Dopo la laurea in Economia e Commercio all’Università Federico II di Napoli, divenne Ufficiale dell’Aeronautica Militare.

Autodidatta, inizialmente fu impressionista riproducendo paesaggi della zona vesuviana. Nelle prime opere parte da un radicale rifiuto della pittura napoletana ottocentesca (la Scuola di Posillipo) per aderire invece al Post-impressionismo e alla pittura Fauve, ma anche al richiamo della natura del paesaggio vesuviano e alla riviera partenopea, dove ha lo studio.

Sin dai primi anni Quaranta è presente sulla scena artistica nazionale e internazionale, segnalato da critici e studiosi d’arte come Argan, Brandi, Bucarelli, Valsecchi, Venturoli. 

Fu sempre aperto a nuove sperimentazioni pur restando fedele alla tradizione e negli anni Sessanta portò a Napoli il cubismo analitico, peculiarità delle opere mature. Il suo personalissimo uso di una tecnica pittorica dove viene esaltato il dato cromatico come fattore luministico ha fatto di lui uno dei più interessanti artisti della pittura italiana astratta del dopoguerra.

Durante la sua carriera partecipò alla Biennale di Venezia (1959) e vinse numerosi premi tra gli anni Sessanta e Settanta. Presente a tutte le Quadriennali d’Arte a Roma e alla Biennale Internazionale d’Arte del Mediterraneo che lo nominò a rappresentare l’Italia a Melbourne, Sidney e New York. I suoi dipinti sono tutt’oggi ammirati in prestigiose collezioni museali in Italia e nel mondo. 

Non soltanto pittore, ma appassionato divulgatore d’arte: dal 1975 fu invitato dagli Istituti Italiani di Cultura in America e in Europa a presentare le sue opere e a trattenere conferenze e seminari sull’arte contemporanea.

Suo il libro-vademecum Un artista racconta l’arte (2002). Attraverso l’Associazione Montarsolo il figlio Federico continua a diffondere l’eredità del padre, curando le retrospettive sul suo lavoro tenutesi di recente presso importanti istituzioni e Musei (Accademia Aeronautica di Pozzuoli, Museo Nazionale del Montenegro, Camec La Spezia, Istituto Italiano di Cultura San Francisco, Castel dell’Ovo di Napoli, Reggia di Portici, Galleria Nationale d’Arte Moderna in Armenia, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma).

 

Nella foto il dipinto di Carlo Montarsolo intitolato “Autoritratto giovanile”, olio su legno, 60x40cm, 1946. Ringraziamo la Fondazione Montarsolo ed il suo presidente, Dott. Federico Romanelli Montarsolo, per la disponibilità e l’attenzione che ci hanno voluto dedicare nel fornire tutte le informazioni sopra riportate a proposito del pittore Carlo Montarsolo.

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