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Domenica 1° agosto:

Compagnia dei teatranti – Bisceglie (BT)

“So’ cose da pazzi”

commedia brillante di Grazia Mastrapasqua Regia di Enzo Matichecchia

Trama:
Serena e Libero sono una coppia del Sud. Un giorno Serena riceve una telefonata dal medico del manicomio dove è rinchiuso suo fratello Felice; questi le comunica che, avendolo inserito in un nuovo programma terapeutico, viene mandato in vacanza proprio a casa della sorella. Felice vi giunge con Letizia, la sua fidanzata, anche lei mezza matta, e la coppia col figlio Graziano si trovano a sopportare ed assecondare le stranezze dei due “vacanzieri”. Una vicina di casa con il fratello che studia psichiatria, anche loro non del tutto “normali”, si inseriscono perfettamente nella storia, rendendola ancor più coinvolgente ed esilarante.

La compagnia:

Grazia Mastrapasqua, Presidente della Compagnia dal 2005, oltre a lavorare nel campo teatrale lavora anche in televisione e le è capitato di avere ruoli anche per il cinema, trovandosi a girare scene al fianco di attori del calibro di Alessandro Preziosi, Raul Bova, Michele Placido, Diego Abatantuono, solo per citarne alcuni. La sua vera e grande passione resta il teatro col quale ha iniziato a lavorare nel lontano 1996. Ha studiato, frequentato, fatto esperienze fino a quando nel 2004, lavorando per la realizzazione del Musical Jesus Christ Superstar, incontra Enzo Matichecchia col quale si instaura un rapporto di grande amicizia e collaborazione che li porta a fondare la Compagnia.

 

Lunedì 2 agosto:

Gruppo Teatrale La Compagnia degli Svitati – Perugia (PG)

“Il nonno si sposa”  

di, con e regia di Giorgio Alberati

Trama:
La vicenda ruota attorno alla figura di nonno Filippo (il protagonista, interpretato dallo stesso autore-regista Giorgio Alberati,  vero ‘fuoriclasse’, attore di prim’ordine,   in gran forma come sempre), vecchietto trascurato, e perciò apparentemente ‘terribile’, dispettoso e brontolone (ma sotto sotto dal cuore d’oro); e della sua famigliola tanto strampalata quanto distratta e superficiale (ma in fondo, come lui, assai bonacciona).

Nella storia non mancano una proverbiale, spontanea comicità; situazioni e personaggi presi dalla vita quotidiana, in cui tutti possono riconoscersi; gag e battute a raffica, che fanno ridere e al tempo stesso riflettere sul complesso e spesso incompreso mondo degli anziani; i ragazzi spesso vittime dell’indifferenza degli adulti; la crisi della famiglia, dei sentimenti e dei valori; e la necessità di una nuova etica, e un rinnovato rispetto e dialogo tra generazioni. 

Il tutto in chiave scanzonata, divertente, ironica, talvolta anche fantastica, surreale e paradossale, nel più puro stile vernacolare e popolare.

La compagnia:
Il Gruppo nasce nel 1984 per iniziativa di Giorgio Alberati, noto ed apprezzato personaggio del teatro amatoriale umbro. Negli anni il Gruppo ha mutato gradatamente la sua fisionomia con l’ingresso e l’uscita di tanti elementi, ma la presenza di “un nocciolo duro” di 4/5 persone ha permesso un costante successo e spronato tutti ad un miglioramento continuo ed ad una crescita culturale sempre più ampia.

Martedì 3 agosto:

Associazione Teatrale IperCaso – Montecorvino Rovella (SA)

“Tesoro, non è come credi!”

di e con Paolo Caiazzo – Regia Angerlo Di Vece

Trama:
Il testo, dal titolo “Tesoro, non è come credi!” è ottimamente scritto da Caiazzo e magistralmente interpretato dalla compagnia IperCaso. Nella farsa si alterneranno incroci, intrecci e menage a trois. Il tema trattato è quello del tradimento, della bigamia e dell’infedeltà. La commedia narra di un fotografo di moda, Michele che, dopo aver vissuto un passato glorioso, si trova a fare i conti con una profonda crisi artistica ed economica. E non solo. Deve combattere con l’esuberanza della suocera e non riesce a riconquistare l’attenzione della moglie Marianna. Un giorno un ex collega gli propone di fare degli scatti alla modella Elena Mazza che irrompe, così, nella sua vita coniugale

Paolo Caiazzo è un comico televisivo di successo ma a differenza dei suoi colleghi che usano i palcoscenici teatrali solo per riproporre gag e personaggi che hanno decretato il loro successo, si rimette in gioco proponendosi in vesti completamente diverse, e ad oggi possiamo dire che è uno degli autori teatrali contemporanei più interessanti.

La compagnia:
L’Associazione Teatrale “Ipercaso” è una compagnia della provincia di Salerno, nel comune di Montecorvino Rovella, che dal 2007 si è costituita sulla scia di laboratori teatrali organizzati con ragazzi nelle scuole da Angelo Di Vece. La passione per il teatro ha indotto questa compagnia di amici, attualmente composta sia da ragazzi che da adulti, a partecipare a diversi festival e rassegne sia a livello provinciale e regionale che in diversi territori dell’Italia, ottenendo premi e riconoscimenti

A livello amatoriale ha realizzato e portato in scena commedie dal genere etico ed esilarante, come: “Smonta il bullo”; una rivisitazione di Mary Poppins dal titolo “Tata Mary”; “Il riscatto”; “Forse c’è ancora una speranza”, “Parcheggio custodito”, “Buon gioco tre assi” (dell’autore Gerry Petrosino); “La patente” (atto unico di Luigi Pirandello), “Amicizia” ( di Eduardo De Filippo), “Parenti serpenti” (di Carmine Amoroso), “Avendo potendo pagando” (di Gaetano Di Maio e Nino Taranto).

Inoltre, da 4 anni, la compagnia è l’organizzatrice della rassegna di teatro comico-brillante “Senza Sipario”, col proposito di promuovere e valorizzare il teatro e la cultura sul territorio di Montecorvino Rovella, attraverso incontri tra compagnie locali e nazionali e proponendo spettacoli di natura comica, riflessiva e realistica.  

Sotto la direzione artistica di Angelo Di Vece, attore e regista di grande esperienza sono uniti da una sola parola che mescola amicizia, voglia di divertirsi e passione: TEATRO.

Mercoledì 4 agosto:

Sipario Rosso – Rieti (RI)

“Mojema è una santa”

di, con e Regia di Alessio Angelucci

Trama:
Lo spettacolo narra la bizzarra vicenda del Dr. Eduardo Della Porta, stimato chirurgo, che, al fine di ravvivare il rapporto con la moglie Elisa, intrattiene da tempo una relazione extraconiugale con una giovane amante. Elisa, a causa di ciò e per alleviare il proprio senso di colpa, decide di donare un suo immobile al centro città ad un ordine si suore per allestire un asolo. Per portare a compimento il suo progetto invita – sempre di sera alle 32 – una sua compagna di liceo, Ginevra, diventata suora, ed un austero prelato, Don Tito, il quale dovrà valutare le virtù morali dei coniugi Della Porta. Cosa succederà quando i due appuntamenti così differenti tra loro si incroceranno?

La commedia è un crescendo di ritmi comici ed equivoci, il cui unico obiettivo è quello di riuscire a far divertire lo spettatore per novanta minuti.

La compagnia:
Il Gruppo, con l’accurata scelta dei testi, scritti diretti e interpretati da Alessio Angelucci, porta sempre in scena risate assicurate con trame attuali che tengono incollati gli spettatori alla poltrona dall’inizio alla fine. Gli spettacoli, freschi, capaci di regalare momenti di alta comicità fanno  emergere ancora una volta la grande tradizione del Teatro Vernacolare Reatino, dove ogni rappresentazione, fa registrare il tutto esaurito, confermando l’affetto del pubblico per le proposte dell’attore/autore, capace di provocare sonore risate. Il tutto ottenuto grazie ad una comicità che punta molto sull’equivoco verbale, sul potenziale della parola storpiata, malintesa, difettata, sulla capacità di prendere in giro i luoghi comuni del reatino senza ricorrere mai alla cattiveria gratuita.

Giovedì 5 agosto:

Sergio Giuffrida

Comico romano diplomato all’Accademia teatrale di Roma, è stato vincitore di diversi festival e da anni si esibisce in televisione, nei teatri di tutta Italia e nei più famosi locali di cabaret.

Nei suoi spettacoli ama utilizzare voci e dialetti diversi che, nel tempo, hanno caratterizzato i personaggi attraverso  le sue varie esperienze di attore e cabarettista per toccare ed analizzare alcuni aspetti della nostra vita sociale: l’educazione, l’economia, il nostro palinsesto televisivo, la comunicazione etc..

Il ritmo incalzante delle sue battute e la simpatia spontanea, riescono a far divertire il pubblico dall’inizio dello spettacolo in un crescendo continuo coinvolgendo, se lo ritiene opportuno, il pubblico.

Il suo motto è: Divertiamoci a riflettere!

Attraverso la sua forte carica di mimica facciale e corporea, riesce a deliziare il pubblico con divertenti spettacoli e simpatici monologhi piccanti alternati a sorpresa … anche da momenti “magici” … tutto per giocare e prendersi in giro. Si avvale della collaborazione del Mago Mancini Capocomico e Direttore artistico del Makkekomico che, con altri due soci,  gestisce l’Accento Teatro di Roma.

A Marmore… un giorno qualunque da Makkekomiko, in un luogo unico, magico dove tutto si uniforma ad una stessa natura che è quella della felicità per gli artisti e per il pubblico.

Alcune tra le esperienze più rilevanti di Sergio Giuffrida:

Nel 2014 approda nel cast della famosa trasmissione televisiva COLORADO CAFE’

Ha recitato per due stagioni con il famoso duo ‘MAMMA MIA CHE IMPRESSIONE’ composto da Enzo Salvi e Mariano D’Angelo in diversi ruoli di cooprotagonista.

E’ arrivato finalista e in alcune occasioni ha vinto diversi Festival Nazionali di Cabaret (Festival Nazionale di Cabaret di Torino, Festival Nazionale di Cabaret di Nettuno etc..).

Ha recitato come Cabarettista in alcuni dei Teatri più importanti d’Italia (Salone Margherita, Teatro dei Satiri,  Teatro Sala Umberto, Anfiteatro di Ostia Antica etc..).

Ha partecipato come comico protagonista a tre edizioni del Laboratorio ZELIG.

E’ stato comico protagonista di diversi format televisivi (Sugar Cafè “SKY”, Open Cafè “SKY”, Fiori di Zucca “ODEON”, Sorrisi&Skanzoni “TVRS”, Pimpiripì “T9 e SKY”, Ottovolante “Radio 2″, Ottovolante Live  etc..)

Oggi calca le scene dei più prestigiosi locali di cabaret d’Italia (CAB41, TINAPIKA, LA CANTINA, LA MASSERIA, RE PER UNA NOTTE etc..).

 

Venerdì 6 agosto:

Associazione Compagnia Teatrale “Il Volto e La Maschera” – Putignano (BA)

“Ferdinando”

di Annibale Ruccello Regia Mario Lasorella

Trama:
Nel 1986, in poco più di venti giorni, Annibale Ruccello compose “Ferdinando”, partendo dalla battuta finale  e con in mente già la protagonista: Isa Danieli.

Quest’opera per com’è strutturata, potrebbe sembrare un romanzo d’appendice, ma a tratti ricorda un racconto verista; è sorretta da una profonda analisi antropologica e storica del popolo napoletano e presenta, nel finale,  anche elementi noir. L’intreccio è strutturato con grande maestria,  tuttavia ciò che colpisce, è l’accurata ricerca linguistica: vengono recuperate espressioni di una parlata antica, ironica e viva, ma la scelta del dialetto serve all’autore per sottolineare, soprattutto, sfumature e contrasti.

L’azione si svolge nel 1870, un anno prima della presa di Roma. In una villa vesuviana vivono, in esilio volontario, due donne. L’una, la baronessa Donna Clotilde, chiusa nella sua ipocondria e in una simulata infermità a letto, rifiuta culturalmente e storicamente la modernità, non solo ripudiando la nuova situazione politica e il re sabaudo, ma anche l’italiano  “lengua straniera… barbara, senza sapore …senza storia …e senza Dio”. L’altra, Donna Gesualda, sua cugina povera e zitella, che la accudisce e la sorveglia, intreccia una relazione clandestina con l’unico uomo che frequenta la casa: Don Catellino, curato dotto e vizioso. L’improvviso arrivo di Ferdinando, lontano nipote della baronessa del quale si ignorava l’esistenza, porterà scompiglio nella casa, facendo emergere passioni sopite, vizi e rancori.

Ruccello stesso, all’epoca della prima rappresentazione, precisò che il suo intento non era quello di realizzare un dramma storico, ma che il contesto era strumentale alla realizzazione di un benpiù ambizioso progetto. L’opera, infatti, non solo esamina come i precari equilibri tra i tre personaggi vengano alterati dall’inaspettata venuta di un giovanotto “dalla bellezza morbosa e strisciante”, ma, con una prospettiva di grande profondità e modernità, analizza il mutamento di “rapporti affettivi intercorrenti tra quattro persone in isolamento coatto”. Donna Clotilde si trasforma, da malata immaginaria misantropa e reazionaria, in donna innamorata e gelosa; Gesualda, vistasi rifiutata dal parroco, ordisce una trama di ricatti e di vendette; Don Catellino perde progressivamente ogni ritegno, vivendo apertamente la sua ambiguità, e Ferdinando, che porta  “‘o nomme  ‘e nu re”, finirà per rivelarsi Filiberto, impostore con il nome di un Savoia.

La compagnia:
La compagnia teatrale “IL VOLTO E LA MASCHERA” nasce a Putignano (Bari) nel 2007 dal desiderio di Pierpaolo Tateo di portare in scena nuovi lavori che si differenziassero dalla commedia napoletana dalla quale trae ispirazione tutto il teatro amatoriale putignanese. La compagnia si pone come obiettivo quello di proporre l’esperienza teatrale come occasione di amicizia ed incontro coinvolgendo sempre nuovi attori per la maggior parte debuttanti. In questi anni hanno collaborato più di trenta attori sia giovani che adulti. 

Sabato 7 agosto:

Il Teatraccio DLF – Principina Terra (GR)

“Miseria e nobiltà”

di Eduardo Scarpetta Regia di Claudio Matta

Trama:
Tutti ricordano il film interpretato dal grande Totò dal titolo: Miseria e Nobiltà, tratto dall’omonima commedia di Eduardo Scarpetta. Mattoli e Maccari, autori del film, apportarono solo alcune modifiche al testo, dando alla commedia un minimo di sapore cinematografico, senza inficiare la sua natura teatrale originale. Questo capolavoro mette insieme ironia e dramma. Ironia spietata nei confronti dell’aristocrazia e delle loro buffe arroganze e il dramma di chi non può permettersi neanche di mangiare. E’ così che la “Miseria” diventa “Nobiltà” se vissuta con onestà e orgoglio; e la “Nobiltà” diventa “Miseria” se vissuta con arroganza e disprezzo. Tutto ciò è condito con un’arma sottile e impercettibile ma efficace e infallibile: “l’Ironia”. Al buon esito del lavoro ha validamente contribuito la recitazione spiritosa e colorita di un complesso di ottimi attori.

La commedia ha come protagonista Felice Sciosciammocca celebre maschera di Eduardo Scarpetta, e la trama gira attorno all’amore del giovane nobile Eugenio per Gemma, figlia di Gaetano, un cuoco arricchito. Il ragazzo è però ostacolato dal padre, il marchese Favetti, che è contro il matrimonio del figlio per via del fatto che Gemma è la figlia di un cuoco. Eugenio si rivolge quindi allo scrivano Felice per trovare una soluzione. Felice e Pasquale, un altro spiantato, assieme alle rispettive famiglie, s’introdurranno a casa del cuoco fingendosi i parenti nobili di Eugenio.

I colpi di scena sono imminenti; donna Bettina, cameriera personale di Gemma, è la moglie di Felice, che anni prima lasciò, stufa dei suoi tradimenti. Felice si riappacifica con Bettina, mostrandole il loro figlio Peppiniello dopo tanto tempo (dopo aver scoperto con sorpresa che lavorava in quella casa). Come se non bastasse donna Luisella, che non aveva preso parte alla finzione, si presenta a sorpresa, litigando con Felice e facendo scoprire l’inganno.

La situazione s’ingarbuglia poiché anche il vero Marchese Favetti è innamorato di Gemma, al punto di frequentarne la casa sotto le mentite spoglie di Don Bebè. Il figlio, scopertolo e minacciatolo di rivelare la verità, lo costringerà a dare il suo consenso per le nozze.

Don Gaetano nonostante l’inganno benedice l’unione tra i due giovani, oltre che quella di Luigino e Pupella, e la riunione di Felice con Bettina.

La compagnia:
Il gruppo amatoriale de “Il Teatraccio” nasce a Grosseto nel 1985 e comincia sin da subito a portare in scena commedie di noti autori campani e non, come Eduardo e Peppino De Filippo, R. Viviani, E. Scarpetta, S.Fayad, Scarnicci e Tarabusi, A. Campanile, G. Di Maio.

La Compagnia ha il vanto di aver partecipato a diverse rassegne di spettacoli teatrali e musicali aggiudicandosi di anno in anno prestigiosi premi (ad oggi il palmares del gruppo annovera la partecipazione a 48 concorsi e l’ottenimento di ben 74 premi).

Il Presidente, Claudio Matta, confessa di avere un grande sogno “continuare a vedere, sui volti della gente che ci viene a vedere, il piacere, il sorriso, il divertimento. E questo è il premio più importante, è il nostro Oscar”.

 

Domenica 8 agosto:

Compagnia Teatrale G. Lucaroni – Mogliano (MC)

“Che carogna la cicogna”

di, con e regia Pietro Romagnoli

Trama:
Siamo nella metà degli anni sessanta e all’interno della famiglia Mengrè ci sono dubbi e preoccupazioni dovute al fatto che il matrimonio della figlia Maria con Valentino, dopo quattro anni, non abbia ancora portato i frutti sperati.

Sono tanti anche e soprattutto per il vicinato che, insinuando e spettegolando, alimenta le chiacchiere e le maldicenze sui giovani sposi, avvelenando la vita dei giovani sposi e soprattutto quella dei rispettivi genitori, che non accettano più di starsene a guardare in disparte.

Partecipa alle preoccupazioni familiari anche il sempre più “rintronato” nonno Vasì, che nei pochi momenti di lucidità si chiede dove potrà mai essersi fermata la cicogna… andiamo a scoprirlo insieme.

La compagnia:
La Compagnia Teatrale “G. Lucaroni” nasce a Mogliano nell’estate del 1999, per volontà di un gruppo di amici che hanno in comune la passione per il teatro e la voglia di divertirsi. Studiano e approfondiscono il teatro dialettale, strizzando sempre l’occhio alla comicità che scaturisce dagli spaccati di vita contadina che spesso si trovano a rappresentare. Ciò senza trascurare di dare il giusto risalto ai valori umani e sociali che fanno da sfondo ad una realtà ormai completamente diversa da quella attuale. La compagnia sviluppa la sua attività artistico-culturale su tutto il territorio, intendendo così far conoscere linguaggio, usi, costumi e tradizioni che stanno ormai scomparendo.
Negli anni le rappresentazioni si moltiplicano, così come la soddisfazione di poter fare trascorrere due ore di divertimento e spensieratezza alla gente che viene a vederci, perché non ci stancheremo mai di ripetere che il nostro scopo principale è proprio questo, divertire, cercando però di presentare sempre uno spettacolo di qualità, senza volgarità e nel rispetto del pubblico. A dicembre del 2019 la compagnia festeggia i 20 anni di attività con questi numeri: 380 rappresentazioni tra Marche, Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo, 70 premi vinti di cui la metà in rassegne Nazionali, 50 gli attori che si sono alternati sul palco in questi anni, di cui 20 cresciuti nella sezione giovani della compagnia. La Compagnia collabora sempre e gratuitamente, con tutte le realtà locali del nostro paese, Comune, Parrocchia, Avis, Aido, Scuole e Proloco.

Lunedì 9 agosto:

Gruppo Teatrale “Gli Amici Cantaliciani”

“U divorziu”

scritta e diretta da Aldo Patacchiola

Trama:
La commedia, scritta nel 1982, fa riferimento ad una delle conquiste sociali più importanti del secolo scorso: il divorzio.

Ambientata nella seconda metà degli anni ’70, metter in risalto che per determinate classi sociali il divorzio, vuoi per mentalità vuoi per mancanza di possibilità economiche, rappresentava ancora un tabù. Al centro della scena ci sono i coniugi Peppone e Ngeletta Barbetti il cui matrimonio comincia a vacillare a causa della vita che conduce Peppone. Questi tralascia i doveri familiari andando sempre al bar con gli amici a bere e giocare a carte, suscitando così l’ira di sua moglie.

Intorno a loro ruotano altri personaggi importanti come Luigi, vecchio spasimante di Ngeletta, gli amici di Peppone Ntoniucciu e Zampi Storte, nonché tre comari pettegole Lucietta, Menecuccia e Filomena. Svolgono un ruolo importane anche le due amiche di Ngeletta, Santella e Pasquetta, l’avvocato Frappa con la segretaria, e Lauretta figlia dei coniugi Barbetti.

La compagnia:
Era il 1978 quando nel borgo di Cantalice tre amici decisero di dare vita ad una compagnia teatrale amatoriale: fu così, un po’ per passione, un po’ per goliardia, che nacque il gruppo teatrale.

L’intento del gruppo, rimasto invariato a quarant’anni esatti dalla sua costituzione, rimane quello di divertire divertendosi, attraverso la tradizione del vernacolo cantaliciano e tramite momenti di aggregazione e di condivisione di una passione comune. In questi quattro decenni il gruppo ha realizzato diverse commedie in vernacolo scritte e dirette da uno dei fondatori, Aldo Patacchiola.

Spettacoli rappresentati in tutto il centro Italia (anche per beneficenza nei territori terremotati) spaziando tra le province di Rieti, Terni, Roma e L’Aquila, e la partecipazione a varie rassegne di teatro dialettale durante le quali il gruppo ha saputo riscuotere ottimi consensi. Attualmente la formazione è di 15 elementi, e vede da qualche anno la presenza anche di giovanissimi attori.

 Martedì 10 agosto:

I Clitunnali – Campello Sul Clitunno (PG)

“Il Tiramisù”

di Oreste De Santis Regia di Graziano Petrini

Trama:
L’amore di una madre per un figlio può portare a volte a scelte sbagliate. Giuseppina pur di aiutare il figlio Giannino disoccupato e separato con due figli , affitta , all’insaputa di suo marito  Michele , un appartamento non di sua proprietà, ad una Escort di nome Sara. Tutto va a gonfie vele fino a quando non arriva il vero proprietario.

La compagnia:
La compagnia teatrale “I Clitunnali” si è costituita dal 2001 a Campello sul Clitunno per iniziativa del Prof. Luigi Pacifici e di un gruppo di amici e tecnici appassionati di teatro.

Successivamente l’associazione ha costituito un gruppo giovanile per dare spazio ai ragazzi nell’ambito delle attività di recitazione e di assistenza di scena e tecnico audio e video. Oggi l’associazione è presieduta dalla Prof.ssa Marinella Silvestri, scelta dai ragazzi per il suo passato nella scuola come insegnante di arte e per la sua esperienza nell’attività di scenografa.

Il nome “I Clitunnali” trae ispirazione dalle antiche feste sceniche (anche teatrali) che venivano celebrate presso il fiume Clitunno e che vengono ricordate da una schiera di scrittori e poeti antichi come Properzio e Plinio il Giovine.

Gli attori, stimolati dal pregevole contributo del Prof. Luigi Pacifici, autore delle opere che fanno parte del patrimonio della Compagnia, si sono tuffati nel passato per riscoprire, imparare e trasmettere il frasario che appartiene alla vita vera del nostro territorio e che rievoca i momenti di difficoltà, la vita dura dei contadini, le tradizioni ed i problemi quotidiani.

Il gruppo è composto da giovani e da meno giovani che in diversi modi collaborano tra loro per la realizzazione degli spettacoli.

Post Author: Pro Loco Marmore

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